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IL NUOVO CODICE DELLA CRISI: UNA RIFORMA DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE PIÙ CHE UNA NUOVA LEGGE FALLIMENTARE.
  • Postato il 02 marzo, 2021
  • di Dott. Nicolò Castello, Commercialista e Revisore Legale, MPHIM+ Author
IL NUOVO CODICE DELLA CRISI: UNA RIFORMA DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE PIÙ CHE UNA NUOVA LEGGE FALLIMENTARE.

Le spinte riformiste inerenti all’attività di impresa sono state recepite dal nostro ordinamento giuridico con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo numero 14 del 12 gennaio 2019, meglio conosciuto come “Codice della Crisi d’Impresa e della Insolvenza” (CCI).

Le considerazioni in merito al c.c.i.i., contenute in questo documento, sono inerenti le iniziative che l’imprenditore deve porre in essere al fine della rilevazione tempestiva della crisi.

Infatti, il nuovo codice della crisi pone l’imprenditore al centro dell’attività di prevenzione della crisi, attraverso l’adozione di misure idonee ed assetti organizzativi adeguati, in grado di intercettare i primi segnali di squilibrio economico-finanziario.

Una riforma epocale che detta un nuovo approccio alla gestione dell’impresa, improntato sul controllo di gestione secondo una visione forward looking: l’imprenditore deve prevedere le implicazioni e gli effetti economici e finanziarie delle proprie scelte operative, tattiche e strategiche.

Ma nel CCI vi è molto di più, l’imprenditore deve inoltre monitorare anche la continuità aziendale, cioè intercettare quelle minacce avulse dalle analisi di tipo meramente quantitativo (indici, indicatori, bilancio di esercizio, ecc…), che possono avere un effetto destabilizzante ed intaccare l’integrità del patrimonio.